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MEMORIA DEL TEMPO PRESENTE

LA FAMIGLIA CAMPIONE

  

Questa è l`ora di una famiglia come tante. Lo sguardo su un corridoio come tanti, che dà su una porta chiusa. I nonni aspettano di morire, i genitori sono troppi, i figli continuano a girare a vuoto. Ma uno di loro domani parte. Un altro invece ha scelto un viaggio diverso, si è chiuso nel bagno dietro quella porta chiusa. E` da una settimana che non esce, non parla. Ma mangia, state tranquilli che mangia. Dieci sono i personaggi. Tre le generazioni a confronto. Tre gli attori in tutto. Così che il gioco si sveli pian piano e che ognuno sia nonno, genitore e figlio di se stesso. La famiglia Campione ha alle spalle un percorso fatto di indagini e laboratori, un progetto che ha coinvolto cinque comuni della provincia fiorentina e più di ottanta giovani. Così i personaggi sono dieci, ma assumono i modi, le parole, le storie, di centinaia di persone conosciute per strada.


scheda artistica

MEMORIA DEL TEMPO PRESENTE 

Gli Omini dove li metti stanno. E dove stanno, tutto assorbono. Come spugne o pezzi di pane. Gli Omini partono, arrivano e stanno. Dentro i bar, sulle panchine dei giardini, tra i banchi del mercato, allo stadio per la partita, fuori dalla chiesa dopo la messa, sui gradini davanti alle case, nelle viuzze dei paesini, nei supermercati di periferia, nelle botteghe. Stanno una settimana, dieci giorni in un paese. E quel tempo serve per indagare, scrivere e fare spettacolo. In quella settimana Gli Omini parlano e stanno ad ascoltare. Ascoltano tutto. Tutto di tutti, uomini, donne, vecchi, bambini, matti di paese. E loro parlano. D’amore, di religione, di dubbi, di morte, di sesso, di lavoro, crisi, pranzi infiniti, paure, alieni, giochi, risse. Ognuno a proprio modo, ognuno dal suo piccolo punto, ognuno dall’alto delle proprie sventure o grandi occasioni. Ognuno diverso e già personaggio. Unico comune denominatore l’essere uomo, ed essere uomo nel posto in cui vive, insieme agli altri. Difficile oggi giorno che qualcuno t’ascolti, Gli Omini lo fanno. Gli Omini prendono e poi danno. Rubano per restituire. Registrano linguaggi, voci, storie, caratteri, vite e le ricompongono, le amplificano per metterle sotto gli occhi di tutti, così che il pubblico rimanga di fronte a se stesso, a guardarsi da fuori. Gli Omini cambiano insieme agli uomini che hanno davanti, sono uno specchio rotto che restituisce l’immagine a frammenti. La loro vita, come una qualsiasi vita, è in continuo divenire. Il bisogno è pressante e continuo. Crescere, trasformare, conoscere e riconoscere, mettere all’erta, avvertire, far presente e agire nel presente, provocare e provocare una reazione, creare un rapporto con il pubblico per scovarlo, riaggregarlo intorno ad uno spettacolo che parli di loro e del loro paese, ma in generale delle vite di tutti gli uomini. 

 

MEMORIA DEL TEMPO PRESENTE 

Gli Omini dove li metti stanno. E dove stanno, tutto assorbono. Come spugne o pezzi di pane. Gli Omini partono, arrivano e stanno. Dentro i bar, sulle panchine dei giardini, tra i banchi del mercato, allo stadio per la partita, fuori dalla chiesa dopo la messa, sui gradini davanti alle case, nelle viuzze dei paesini, nei supermercati di periferia, nelle botteghe. Stanno una settimana, dieci giorni in un paese. E quel tempo serve per indagare, scrivere e fare spettacolo. In quella settimana Gli Omini parlano e stanno ad ascoltare. Ascoltano tutto. Tutto di tutti, uomini, donne, vecchi, bambini, matti di paese. E loro parlano. D’amore, di religione, di dubbi, di morte, di sesso, di lavoro, crisi, pranzi infiniti, paure, alieni, giochi, risse. Ognuno a proprio modo, ognuno dal suo piccolo punto, ognuno dall’alto delle proprie sventure o grandi occasioni. Ognuno diverso e già personaggio. Unico comune denominatore l’essere uomo, ed essere uomo nel posto in cui vive, insieme agli altri. Difficile oggi giorno che qualcuno t’ascolti, Gli Omini lo fanno. Gli Omini prendono e poi danno. Rubano per restituire. Registrano linguaggi, voci, storie, caratteri, vite e le ricompongono, le amplificano per metterle sotto gli occhi di tutti, così che il pubblico rimanga di fronte a se stesso, a guardarsi da fuori. Gli Omini cambiano insieme agli uomini che hanno davanti, sono uno specchio rotto che restituisce l’immagine a frammenti. La loro vita, come una qualsiasi vita, è in continuo divenire. Il bisogno è pressante e continuo. Crescere, trasformare, conoscere e riconoscere, mettere all’erta, avvertire, far presente e agire nel presente, provocare e provocare una reazione, creare un rapporto con il pubblico per scovarlo, riaggregarlo intorno ad uno spettacolo che parli di loro e del loro paese, ma in generale delle vite di tutti gli uomini.